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Il cedolino contiene dati che il GDPR tratta a parte

5 min di lettura

In breve

  • Malattia, trattenute sindacali e permessi per disabilità rendono un cedolino un documento dell’articolo 9.
  • Per le categorie particolari non si cerca una base giuridica: si parte da un divieto e si cerca un’eccezione.
  • Controllare un calcolo, spiegare una trattenuta o confrontare due mensilità non ha bisogno del nome né della matricola.

Fra i documenti che passano da uno studio, il cedolino è quello che sembra meno delicato: numeri, trattenute, un netto in fondo. È invece l’unico di uso quotidiano che porta con sé, quasi sempre, dati che il regolamento europeo tratta in un capitolo suo.

Che cosa c’è dentro, oltre ai numeri

Un’assenza per malattia è un dato relativo alla salute. Una trattenuta sindacale rivela l’appartenenza a un sindacato. Un permesso ai sensi della legge 104 rivela una condizione di disabilità, propria o di un familiare. Un congedo parentale, una cessione del quinto, un pignoramento presso terzi raccontano situazioni personali che nessuno ha chiesto di raccontare.

Le prime tre sono categorie particolari ai sensi dell’articolo 9 del GDPRsi apre in una scheda nuova. Le ultime no, tecnicamente, ma sono esattamente il genere di informazione per cui una persona chiama lo studio arrabbiata se scopre dove è finita.

Perché il regime è diverso, e non solo più severo

Per i dati ordinari si ragiona sulla base giuridica: si sceglie fra contratto, obbligo di legge, legittimo interesse, e si motiva. Per le categorie particolari il punto di partenza è un divieto, e il trattamento è possibile solo se ricorre una delle condizioni elencate al paragrafo 2 dell’articolo 9.

La differenza pratica si vede formulando la domanda giusta. Non è «ho un motivo per mandare questo cedolino a un fornitore di intelligenza artificiale», è «quale delle condizioni dell’articolo 9, paragrafo 2, si applica al mio invio di questo cedolino a un fornitore di intelligenza artificiale». Formulata così, la risposta si trova in fretta.

Il dipendente del cliente non è un vostro cliente

C’è una domanda che viene prima di tutte e che quasi nessuno si fa: sui dati dei dipendenti di un’azienda cliente, in quale veste li trattate? Le persone su quel cedolino non hanno firmato niente con voi, non hanno letto la vostra informativa e, nella maggior parte dei casi, non sanno nemmeno che il loro cedolino lo prepara uno studio esterno.

La qualificazione è dibattuta e non si risolve in un paragrafo: c’è chi sostiene che il professionista sia sempre titolare autonomo, per via degli obblighi che la legge pone direttamente a lui, e chi che nell’elaborazione delle paghe agisca da responsabile del trattamento designato dal datore di lavoro. La cosa notevole è che, per la domanda di questo articolo, le due strade arrivano allo stesso posto.

Se siete responsabili, l’articolo 28, paragrafo 2 è netto: non potete ricorrere a un altro responsabile senza autorizzazione scritta, specifica o generale, del titolare. Incollare quel cedolino in un servizio di intelligenza artificiale è precisamente ricorrere a un altro responsabile, e farlo senza dirlo al cliente è una violazione contrattuale prima ancora che una violazione del regolamento. Se invece siete titolari autonomi, la base giuridica e l’informativa verso quei dipendenti le reggete voi, e per le categorie particolari le reggete davanti all’articolo 9.

Vale la pena scegliere una risposta e scriverla, perché è la stessa domanda che decide chi firma l’accordo con il fornitore e chi deve avvisare gli interessati. Un rapporto in cui nessuno dei due l’ha scritta è un rapporto in cui, quando qualcosa va storto, se lo contendono in due.

Chi risponde non è chi ha premuto invio

Qualunque sia la veste, non è la persona che ha incollato il file. Chi elabora i cedolini in studio è una persona autorizzata al trattamento, che opera sotto l’autorità di chi lo dirige e secondo le sue istruzioni: è l’articolo 29, e la sua conseguenza è che l’istruzione bisogna averla data, ed è lo studio a doverlo dimostrare.

Le due fasce dell’articolo 83 arrivano fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale annuo per le violazioni degli obblighi di sicurezza, e fino a 20 milioni o al 4% per quelle che riguardano i principi, le basi giuridiche e le categorie particolari. Sono numeri scritti per le multinazionali; per uno studio contano il cliente che se ne va e la segnalazione all’ordine, che non hanno un massimale.

Che cosa si toglie da un cedolino, e che cosa resta

Qui la sostituzione ha una particolarità che altrove non si presenta, e capirla fa la differenza fra un documento inutile e uno su cui si può ancora lavorare. In un cedolino le voci che identificano e quelle che fanno il calcolo sono separate, e stanno in punti diversi del foglio.

Se ne vanno: nome e cognome, codice fiscale, matricola, data di nascita, indirizzo, IBAN di accredito, e il nome dell’azienda quando la domanda non riguarda l’azienda. Restano: la qualifica, il livello, il contratto applicato, le ore ordinarie e straordinarie, le voci retributive con i loro importi, le aliquote, gli imponibili, i progressivi.

E restano (è la parte contro-intuitiva) anche le causali che rendono il documento un documento dell’articolo 9: le ore di malattia, il permesso per assistenza, la trattenuta sindacale. Restano perché senza di loro il conteggio non torna e la domanda perde senso; e possono restare perché, staccate dalla persona, non riguardano più nessuno. «Trenta ore di malattia in un mese da centosessantotto, con questa aliquota» è un problema di aritmetica. «Trenta ore di malattia di Mario Rossi, matricola 4471» è un dato sulla salute di una persona. È la stessa riga, e la differenza è tutta nel campo accanto.

Il lavoro utile che resta possibile

Quasi tutto quello per cui si voleva usare il modello: controllare la coerenza fra le voci, spiegare il calcolo di una trattenuta, confrontare due mensilità, preparare una risposta a un dipendente che chiede perché il netto è cambiato.

Nessuna di queste richieste ha bisogno del nome, del codice fiscale o della matricola. Con nome e identificativi sostituiti da segnaposto stabili il calcolo si controlla lo stesso, e quando la risposta torna la si rilegge sul cedolino vero.

La condizione è che la sostituzione avvenga prima che il file esca, sul computer dello studio. È il lavoro che fa Omissia, che verifica codici fiscali, partite IVA e IBAN con il loro carattere di controllo e propone il resto perché lo confermiate voi. Che cosa continui a identificare un documento anche senza il nome sta nell’articolo sui bilanci.

Da qui si continua

Le stesse domande, raccolte in una pagina sola: dove il problema si rompe in uno studio come il tuo, che cosa il programma riconosce, e le quattro cose che un cliente può chiedere.

Omissia per i commercialisti

Domande frequenti

Perché un cedolino è un documento dell’articolo 9?

Perché di solito contiene assenze per malattia, che sono dati relativi alla salute, e può contenere trattenute sindacali, che rivelano l’appartenenza a un sindacato. Sono categorie particolari, e per quelle il trattamento è vietato salvo che ricorra una delle condizioni del paragrafo 2.

Che differenza fa rispetto agli altri dati?

Cambia il punto di partenza. Sugli altri dati si sceglie e si motiva una base giuridica; qui si parte da un divieto e si cerca l’eccezione. La domanda giusta non è «ho un motivo», è «quale condizione dell’articolo 9, paragrafo 2, si applica».

Che cosa posso comunque chiedere a un modello?

Quasi tutto quello per cui lo volevate usare: controllare la coerenza fra le voci, spiegare come è calcolata una trattenuta, confrontare due mensilità, preparare una risposta a un dipendente. Nessuna di queste richieste ha bisogno del nome, del codice fiscale o della matricola.

Sui cedolini lo studio è titolare o responsabile del trattamento?

È una questione dibattuta, e sulla domanda che qui interessa le due risposte portano allo stesso punto. Se lo studio è responsabile designato dal datore di lavoro, l’articolo 28, paragrafo 2 gli vieta di aggiungere un altro responsabile senza autorizzazione scritta del titolare. Se è titolare autonomo, deve reggere lui la base giuridica e l’informativa. In nessuno dei due casi può aggiungere un fornitore in silenzio.

Fonti

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