La fonte è protetta finché il documento non esce dalla stanza.
Tre file che non dovrebbero passare da una chat
- Le carte che ti ha passato una fonte
- Il segreto professionale copre il nome della fonte e ogni indicazione che possa portare a identificarla. In un documento interno quelle indicazioni sono ovunque: chi era in copia, quale ufficio, quale matricola, quale turno. Incollarlo intero non rivela un nome, rivela l’insieme che porta a un nome.
- La segnalazione di un dipendente
- Il decreto sul whistleblowing protegge non solo l’identità di chi segnala, ma tutti gli elementi da cui la si può ricavare, anche indirettamente. Un documento aziendale con tre dettagli specifici è uno di quegli elementi, e in una redazione di venti persone lo diventa prima ancora di arrivare a un fornitore.
- Il PDF che ti hanno mandato per email
- Un file porta più di quello che si vede a schermo: l’autore nei metadati, il livello di testo sotto una scansione, le revisioni di un .docx, il nome del computer da cui è stato salvato. Oscurare un nome nella pagina non lo toglie dal file, e il file è quello che si carica.
Nomi, recapiti, matricole, IBAN: uno per uno
Omissia legge il documento, propone quello che ha trovato e aspetta la tua conferma. Codici fiscali e partite IVA si verificano con il loro carattere di controllo; nomi, indirizzi e recapiti li propone un modello e li confermi tu, perché su un documento riservato il valore che conta è quello che decidi tu di togliere.
E non è solo l’AI: la stessa esportazione serve quando il documento va al collega che verifica, al legale della testata prima della pubblicazione, o al desk che deve capire se la storia sta in piedi senza dover sapere chi te l’ha data.
TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO
Il sottoscritto Avv. Chiara Bellini, con studio in Via Melzo 14, Milano,
C.F. BLLCHR78E52F205K, in qualità di difensore di Marco Ferretti,
nato il 3 marzo 1981, premesso che il bonifico di € 24.500,00 disposto
sull'IBAN IT60X0542811101000000123456 non risulta accreditato,
chiede che il Tribunale voglia ingiungere il pagamento della somma.
Quello che un giornalista si chiede prima
Chi protegge una fonte risponde di quel documento più di chiunque altro. Uno strumento non sposta quella responsabilità, e nessuna di queste risposte si improvvisa.
- Perché non basta oscurare i nomi prima di caricare?
- Perché il segreto non copre il nome, copre l’identificabilità. L’articolo 200 del codice di procedura penale parla del nome della fonte e di qualunque indicazione che possa portare a identificarla, e il decreto 24/2023 dice la stessa cosa del segnalante, «anche indirettamente». Un ruolo, una data e un ufficio bastano quando le persone che potevano avere quel documento sono cinque. Un rettangolo nero su un nome lascia in piedi le altre cinque righe che portano lì lo stesso.
- Il documento passa da un vostro server?
- No. L’analisi e il modello girano sul tuo computer, e non esiste un indirizzo nostro che riceva un documento, un nome di file o un valore rilevato. La rete serve all’accesso all’account, alla licenza e agli aggiornamenti. Se il tuo lavoro dipende dal fatto che un file non esca dalla stanza, questa è la riga che conta.
- Posso comunque usare ChatGPT o Claude per lavorare sul testo?
- Sì, ed è il punto. Omissia non ti toglie il modello, ti toglie i nomi prima che il modello li veda: quello che incolli è un testo con i segnaposto, e la risposta la rimetti sui valori veri sul tuo computer. La corrispondenza fra segnaposto e nomi è cifrata con il portachiavi di sistema e non lascia mai il tuo disco.
- E dopo la pubblicazione?
- Cancellata la pratica, la corrispondenza fra segnaposto e valori sparisce con lei: da quel momento il testo anonimizzato non è più ricomponibile, nemmeno da te. È la stessa proprietà che serve quando qualcuno chiede alla redazione di consegnare quello che ha, e vale la pena decidere prima se la si vuole.
Scritto per chi fa inchieste
Gli articoli che rispondono alle domande con cui i giornalisti arrivano su questo sito.
Quattrocento pagine, una notte, e nessun documento che esce
Che cosa un modello fa davvero bene su un fascicolo anonimizzato, che cosa continua a inventarsi, e dove il controllo umano non è delegabile.
L’essenzialità è una regola che avete già, usata dalla parte sbagliata
Le regole deontologiche chiedono da anni di pubblicare solo i dati indispensabili. La stessa domanda, fatta prima di caricare, ha una risposta più corta.
Chi segnala è protetto da tutto tranne che dal documento che ti dà
Il decreto 24/2023 protegge l’identità del segnalante e ogni elemento da cui la si ricava, anche indiretto. Un documento aziendale è fatto di quegli elementi.
Il muro attorno alla fonte non ha porte, ma tu hai una finestra
L’articolo 200 del codice di procedura penale e l’EMFA proteggono la fonte da chi la cerca. Nessuno dei due dice niente su un documento caricato da te.
Il prezzo è la parte semplice.
Tutte le funzioni in ogni fascia: a cambiare è solo quante postazioni servono. Annuale o mese per mese, come preferisci.
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