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Foglio, particella, subalterno: perché il catasto identifica

4 min di lettura

In breve

  • Di Mario Rossi ce ne sono migliaia; di foglio 12, particella 340, subalterno 7 in un comune ce n’è uno.
  • Dalla visura per immobile si arriva all’intestatario: la strada esiste, quindi il dato resta personale.
  • Cancellare l’identificativo rende il testo inservibile; sostituirlo con un segnaposto stabile lascia il controllo possibile.

In una bozza ripulita a mano i nomi spariscono quasi sempre. I dati catastali quasi mai. Sembrano numeri tecnici, non anagrafica: comune, foglio, particella, subalterno, categoria, rendita. Sono invece l’identificativo più stabile di tutto l’atto.

Un identificativo catastale è un indirizzo

La differenza fra un nome e una particella è che il nome è ambiguo e la particella no. Di Mario Rossi ce ne sono migliaia; di foglio 12, particella 340, subalterno 7 nel comune di Bergamo ce n’è uno.

E quell’uno è interrogabile. La visura catastale per immobile è un servizio che esiste, costa poco ed è aperto: da un identificativo si arriva all’intestatario. Non serve nessuna capacità particolare, serve sapere che il servizio esiste.

È il caso che il considerando 26 del GDPRsi apre in una scheda nuova descrive con la formula dei mezzi «ragionevolmente utilizzabili» da chiunque per identificare una persona. Un dato è anonimo quando quella strada non c’è; finché c’è, il dato è personale e il regolamento si applica per intero.

Che cos’è, campo per campo

Vale la pena aprire la sigla, perché non tutti i pezzi pesano allo stesso modo e chi ripulisce un atto dovrebbe sapere quali guardare per primi. Un identificativo catastale si compone di comune (con il suo codice), eventuale sezione, foglio, particella (detta anche mappale) e, per il catasto dei fabbricati, subalterno. Il catasto dei terreni si ferma alla particella; quello dei fabbricati aggiunge il subalterno perché deve distinguere gli appartamenti dentro lo stesso edificio.

Accanto ci sono i dati di classamento: categoria (A/2, C/6, D/1), classe, consistenza in vani o metri quadri e rendita. Questi non identificano: A/2 con rendita 700 euro descrive decine di migliaia di immobili. Diventano identificanti in combinazione: con il comune restringono molto, e con qualunque altro dato residuo restringono a uno.

La regola pratica che ne esce è breve: la terna comune, foglio, particella (più il subalterno dove c’è) va trattata come un codice fiscale, perché fa la stessa cosa. Il resto del quadro catastale va guardato come si guarda una data di nascita: innocuo da solo, decisivo insieme al resto.

Il resto dei valori che sopravvivono a una ripulitura frettolosa

Insieme al catasto, in un atto notarile restano di solito la data di nascita, che insieme al comune di nascita ricostruisce buona parte di un codice fiscale; l’IBAN indicato per il pagamento del prezzo, che identifica senza bisogno di alcun passaggio; il numero di repertorio; e la provenienza del bene, che spesso contiene per intero il nome del dante causa e gli estremi dell’atto precedente.

La provenienza è particolarmente insidiosa, perché è una frase e non un campo: si legge come una parte narrativa dell’atto, e chi ripulisce a mano tende a saltarla.

Perché la sostituzione batte la cancellazione anche qui

Se dell’immobile si cancella tutto, il testo diventa inservibile: una clausola che parla di «un immobile» non permette a nessun modello di verificare se le descrizioni coincidono fra premesse e dispositivo, che è spesso il controllo che si voleva chiedere.

Con i segnaposto stabili il controllo resta possibile: se in premessa e in dispositivo compare lo stesso identificativo sostituito, il modello vede che coincidono; se compaiono due segnaposto diversi, vede che non coincidono. È la stessa ragione per cui i segnaposto delle persone sono numerati e non generici, e la differenza fra le due strade vale qui come altrove.

Non è solo il catasto: gli indici pubblici italiani

Il catasto è il caso più visibile di una categoria più larga, e riconoscerla vale più che imparare un elenco. Un valore identifica quando esiste un registro pubblico interrogabile che lo lega a una persona. E l’Italia, per ragioni storiche eccellenti, ne ha molti.

Il numero di iscrizione al registro delle imprese e il numero REA portano alla visura camerale, che porta a soci e amministratori con nome, cognome e data di nascita. La partita IVA porta all’intestatario in un passaggio. La targa porta al proprietario tramite il pubblico registro automobilistico. L’indirizzo PEC di un professionista o di un’impresa sta in un indice pubblico nazionale. Il numero di ruolo generale identifica un procedimento e, attraverso questo, le sue parti. Anche il numero di repertorio di un atto notarile è una chiave, per chi ha accesso all’archivio giusto.

La conseguenza per chi anonimizza è che «togliere i dati personali» è un’espressione fuorviante, perché suggerisce di cercare cose che sembrano personali. Quello che va cercato è un’altra cosa: ogni valore che è la chiave di un archivio. Sono quasi sempre numeri, hanno quasi sempre un formato regolare, ed è precisamente la caratteristica che rende un programma migliore di un occhio nel trovarli.

Chi lo riconosce, e chi no

Un dettaglio pratico da verificare prima di scegliere uno strumento: i vocabolari dei prodotti nati fuori dall’Italia non contengono il catasto italiano, e nemmeno il codice fiscale o il numero di ruolo. Un rilevatore addestrato su nomi, indirizzi e numeri di previdenza sociale americani su un atto notarile italiano trova i nomi e lascia tutto il resto, senza dire che l’ha lasciato.

Omissia riconosce foglio, particella e subalterno insieme a codici fiscali, partite IVA, IBAN, indirizzi, importi e date, e ogni valore trovato si vede prima di essere sostituito.

Da qui si continua

Le stesse domande, raccolte in una pagina sola: dove il problema si rompe in uno studio come il tuo, che cosa il programma riconosce, e le quattro cose che un cliente può chiedere.

Omissia per i notai

Domande frequenti

Perché foglio e particella identificano una persona?

Perché sono univoci e interrogabili. Di Mario Rossi ce ne sono migliaia; di foglio 12, particella 340, subalterno 7 in un comune ce n’è uno, e la visura catastale per immobile porta all’intestatario. Non serve nessuna capacità particolare, serve sapere che il servizio esiste.

Che altro sopravvive a una ripulitura frettolosa di un atto?

La data di nascita, che con il comune ricostruisce buona parte di un codice fiscale; l’IBAN indicato per il pagamento; il numero di repertorio; e la provenienza del bene, che è una frase e non un campo, quindi chi ripulisce a mano tende a saltarla.

Meglio cancellare i dati catastali o sostituirli?

Sostituirli. Cancellandoli il testo diventa inservibile: una clausola che parla di «un immobile» non permette di verificare se le descrizioni coincidono fra premesse e dispositivo, che è spesso il controllo che si voleva chiedere.

Anche categoria e rendita catastale vanno tolte?

Da sole no: A/2 e una rendita di 700 euro descrivono decine di migliaia di immobili e non portano a nessuno. Diventano un problema in combinazione: categoria, classe, consistenza e comune insieme restringono molto, e restringono ancora di più se nel testo resta un dato sulla persona. La regola è la stessa del GDPR: si guarda l’insieme, non il campo.

Fonti

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