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Locale o in cloud: la domanda che viene prima delle altre

5 min di lettura

In breve

  • Dove gira il programma decide quanti contratti servono, non quanto è comodo usarlo.
  • In locale non c’è un destinatario da scrivere nel registro, un responsabile da nominare o un trasferimento da giustificare.
  • «Funziona senza rete» si verifica in trenta secondi: si stacca la connessione e si prova.

Nella scelta di uno strumento si guardano le funzioni, il prezzo e l’interfaccia. La domanda che viene prima di tutte e tre, e che raramente compare nella pagina del prodotto, è dove gira: sul computer di chi lavora, o su un server di qualcun altro.

Che cosa cambia, in concreto

Se il programma gira in locale, il documento non viene comunicato a nessuno. Non c’è un destinatario da scrivere nel registro dei trattamenti, non c’è un responsabile da nominare, non c’è un trasferimento da giustificare. Lo strumento è come il gestionale installato in ufficio: tratta i dati, ma li tratta dentro il perimetro di chi li ha già.

Se gira in cloud, ogni documento è una comunicazione a un terzo. Da quel momento servono l’accordo dell’articolo 28si apre in una scheda nuova, la riga del registro, la valutazione sul trasferimento se il fornitore sta fuori dall’Unione, e la capacità di rispondere a un cliente che chiede dove sono finiti i suoi atti.

Non è che il cloud sia vietato. È che il cloud sposta il problema da una scelta tecnica a una serie di adempimenti, e ognuno di quegli adempimenti va tenuto vivo nel tempo.

Il costo nascosto delle due strade

Il cloud costa meno da costruire e più da spiegare. Ogni volta che il fornitore cambia sub-responsabile, data center o condizioni d’uso, qualcosa che avete scritto smette di essere vero, e quel qualcosa è un documento vostro.

Il locale costa più da costruire (un modello che gira su un portatile è un problema di ingegneria vero) e quasi niente da spiegare, perché la frase «i documenti non escono» non ha manutenzione.

Il caso di mezzo che sembra locale e non lo è

Fra le due strade ce n’è una terza che si presenta come la prima e si comporta come la seconda: l’applicazione installata sul computer che, ogni volta che deve fare qualcosa, manda il testo a un server. Tecnicamente è software installato; dal punto di vista dei dati è cloud con un’icona sul desktop.

Distinguerla non richiede competenze, perché lascia tre tracce. La prima è il peso dello scaricamento: un modello che gira davvero sulla macchina è un file, e i file dei modelli pesano gigabyte. Un programma che si installa in venti megabyte e dichiara di ragionare da solo sta ragionando da un’altra parte. La seconda è l’accesso: se per usarlo bisogna registrarsi e restare collegati, qualcuno sta contando le richieste, e per contarle deve riceverle. La terza è la prova che vale più delle altre due: si stacca la rete e si prova a lavorare.

Vale la pena aggiungere che non c’è niente di disonesto nel secondo modello, finché è dichiarato. La cosa da non accettare è la parola «locale» usata per dire «installato»: sono due affermazioni su due cose diverse, e solo una delle due risponde alla domanda del cliente su dove sono finiti i suoi atti.

Che macchina serve, in pratica

L’obiezione ragionevole al locale è sempre la stessa: serve un computer che non abbiamo. La risposta dipende interamente da quale lavoro si vuole fare sulla macchina, e i due lavori hanno taglie molto diverse.

Riconoscere in un documento italiano un nome, un codice fiscale, un IBAN e un identificativo catastale è un compito ristretto: si fa con un modello piccolo, aiutato dagli algoritmi di controllo per i valori che ce l’hanno, e gira sul portatile che c’è già in studio. È anche il compito che deve stare in locale, perché è quello che vede il documento in chiaro. Ragionare su sessanta pagine è un compito largo: chiede un modello grande, e un modello grande chiede memoria che una macchina da ufficio non ha.

Da qui viene la ragione tecnica, non ideologica, della configurazione mista: si mette in locale la parte piccola che ha bisogno dei dati veri, e si lascia fuori la parte grande, che sul testo sostituito non ha più bisogno di sapere di chi si parla. È il contrario di un compromesso: è mettere ogni lavoro dove costa meno.

Le domande che restano anche in locale

Girare in locale non risolve tutto, e le domande che restano sono tre. Il programma manda telemetria? Un client che invia statistiche d’uso apre un canale, e su un prodotto che promette il contrario è la smentita più rapida. Dove tiene i suoi dati intermedi, e sono cifrati? Un dizionario di corrispondenze in chiaro in una cartella temporanea è un archivio di dati personali. E funziona davvero senza rete, o «locale» vuol dire solo che l’interfaccia è installata?

La terza si verifica in trenta secondi: si stacca la rete e si prova. È la prova più onesta che esista su questa categoria di prodotti.

La configurazione mista, e perché ha senso

La strada che uno studio finisce per prendere quasi sempre è mista, e non è un compromesso: l’analisi e la sostituzione avvengono in locale, e in cloud va soltanto il testo già pseudonimizzato, verso il modello grande che serve per il ragionamento vero.

Funziona perché separa due lavori diversi. Riconoscere un codice fiscale e un nome in un documento italiano è un lavoro piccolo, che un modello piccolo fa bene sul posto; ragionare su sessanta pagine è un lavoro grande, che ha bisogno di un modello grande e che, sul testo sostituito, non riguarda più nessuno.

È come è fatta Omissia. Che cosa si ricorda un modello di quello che riceve sta nell’altro articolo; il funzionamento, passo per passo, in Come funziona.

Da qui si continua

Se la domanda che resta è come si fa in pratica, i quattro passi e la parte che passa in rete stanno in «Come funziona».

Come si anonimizza

Domande frequenti

Come faccio a sapere se un programma gira davvero in locale?

Si stacca la rete e si prova. Se continua a fare quello che promette, gira in locale; se aspetta, no. È la verifica più onesta che esista su questa categoria di prodotti, e costa trenta secondi.

Un fornitore europeo risolve il problema del trasferimento?

Non da solo. Conta dove stanno i suoi sub-responsabili: un fornitore con sede a Dublino che si appoggia a un modello americano produce comunque un trasferimento. La domanda utile non è dove sono i server, è chi sono i sub-responsabili e dove stanno.

Se il programma è locale, non devo scrivere niente nel registro?

Il trattamento che fate voi resta, e nel registro c’era già. Quello che non si aggiunge è un destinatario, un responsabile da nominare e un trasferimento da giustificare: sono le tre righe che nascono dal fatto che i dati escano.

Un’applicazione installata è un programma locale?

Non necessariamente, ed è l’equivoco su cui si gioca metà del marketing di questa categoria. Un’applicazione da scaricare può essere soltanto una finestra che parla con un server: si installa in pochi megabyte, chiede di accedere con un account e senza rete non fa niente. Un modello che gira davvero sulla macchina pesa gigabyte, perché il modello è il file.

Fonti

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