Blog
Atti, dati personali e intelligenza artificiale.
Poche cose, scritte quando abbiamo qualcosa da dire: che cosa esce davvero da uno studio quando un atto finisce in una chat, dove si sbaglia a mano, e quali parole usare quando qualcuno chiede che cosa è stato fatto dei dati.
Uso responsabile dell’AI
Una policy sull’AI per uno studio di tre persone
Una pagina, sei righe e un elenco di strumenti ammessi. Le policy di venti pagine non le legge nessuno, e una regola non letta non è una misura.
Uso responsabile dell’AI
Quando il modello inventa una sentenza
Il Tribunale di Firenze si è occupato di un atto con sentenze inesistenti generate da ChatGPT. Che cosa ha deciso, e che cosa insegna sul controllo.
Uso responsabile dell’AI
Il controllo umano non è una spunta in fondo alla schermata
«Verificato da un professionista» vale quanto le condizioni in cui quella verifica avviene. Che cosa rende un controllo reale invece che formale.
Uso responsabile dell’AI
Che cosa si ricorda un modello di quello che gli hai dato
Addestramento, conservazione delle richieste e cronologia sono tre cose diverse, con tre risposte diverse. Dove guardare per saperle.
Uso responsabile dell’AI
Locale o in cloud: la domanda che viene prima delle altre
Dove gira il programma decide chi vede i documenti, quanti contratti servono e che cosa si scrive nel registro. Le altre domande vengono dopo.
Uso responsabile dell’AI
Che cosa resta in un file dopo che hai tolto i nomi
Revisioni, commenti, proprietà del documento, testo sotto la scansione. Le cinque cose che sopravvivono a una anonimizzazione fatta guardando la pagina.
Uso responsabile dell’AI
Oscurare o sostituire: due strade diverse per lo stesso atto
Il rettangolo nero e il segnaposto risolvono problemi diversi. Quando serve l’uno, quando serve l’altro, e perché la parola «anonimizzazione» li confonde.
Provalo su un atto che hai già chiuso.
Tre giorni con tutte le funzioni. L’atto resta sul tuo computer, e alla fine della prova decidi tu.